RACCOLTA 2026
Quando il bosco parla
Alla scoperta dell’origine del sughero nelle Gavarres
Luglio 2026
Due giorni prima dell’incendio che ha interessato una parte delle Gavarres, abbiamo accolto a Finca Fitor gli enologi Queralt Orriols e Miquel Palau, del gruppo Roqueta Origen, per condividere un’esperienza che fa parte dell’essenza di J·Vigas: conoscere l’origine del sughero proprio nel luogo in cui nasce.
Camminare nella sughereta, assistere alla raccolta del sughero, parlare del bosco e condividere un pranzo all’aperto. Una giornata per scoprire che dietro ogni tappo c’è molto più di una semplice materia prima.
Una mattina nella sughereta
La raccolta del sughero avviene solo per alcune settimane all’anno. È un lavoro silenzioso, preciso e profondamente legato alla conoscenza dell’albero.
I nostri ospiti hanno potuto osservare da vicino il lavoro dei raccoglitori, vedere come la corteccia viene staccata con l’aiuto dell’ascia e comprendere che ogni gesto nasce da anni di esperienza. L’estrazione deve essere realizzata senza danneggiare la quercia da sughero, che continuerà a crescere fino alla successiva raccolta, nove o dieci anni più tardi.
È uno di quei mestieri che colpiscono proprio per la loro apparente semplicità. Quando lo si osserva dal vivo, si comprende che nulla è lasciato al caso: ci sono tecnica, rispetto e un legame profondo con il bosco.
Comprendere il sughero significa prima di tutto comprendere il bosco
Chi lavora nel mondo del vino conosce bene le qualità del sughero naturale. Tuttavia, percorrere una sughereta permette di guardarlo da una prospettiva completamente diversa.
Il sughero smette di essere un prodotto finito e diventa il risultato di un processo che inizia decenni prima. Ogni albero segue il proprio ritmo, ogni campagna dipende dalle condizioni del bosco e ogni raccolta è possibile grazie al lavoro di persone che conoscono questo paesaggio da generazioni.
È uno dei messaggi che più amiamo condividere con chi ci visita: il valore del sughero non nasce in fabbrica, ma molto prima, all’interno di un ecosistema vivo che richiede tempo, gestione e cura.
Le sugherete sono molto più di una fonte di materia prima. Ospitano una grande biodiversità, contribuiscono a mantenere vive le comunità rurali e rappresentano un modo di gestire il territorio capace di unire attività economica e conservazione del paesaggio.
Il legame tra il bosco e il vino
C’è qualcosa di particolarmente significativo quando i professionisti del vino percorrono una sughereta.
All’improvviso, il tappo non è più soltanto un elemento tecnico, ma diventa l’espressione finale di un paesaggio. Il vino e il sughero condividono una stessa filosofia: entrambi hanno bisogno di tempo, pazienza e rispetto per i cicli della natura.
Ogni decisione presa in vigna o nel bosco contribuisce allo stesso obiettivo: preservare l’identità di un territorio e trasmetterla fino alla bottiglia.
Sono conversazioni che difficilmente potrebbero avere lo stesso significato tra le pareti di una sala riunioni.
Uno sguardo diverso
Pochi giorni dopo, una parte delle Gavarres ha cambiato volto. Fortunatamente, Finca Fitor è stata solo parzialmente interessata, anche se il fuoco ha coinvolto quattro ettari della proprietà.
Le immagini di quella giornata non mostrano l’incendio. Mostrano un bosco vivo, il lavoro dei raccoglitori e un territorio che continua a essere un esempio di convivenza tra natura e attività umana.
Forse proprio per questo oggi hanno un valore speciale. Ci ricordano che questi paesaggi fanno parte del nostro patrimonio mediterraneo e che conoscerli è anche un modo per proteggerli. In J·Vigas crediamo che aprire le porte del bosco aiuti a comprendere meglio il sughero. E comprendere il sughero significa, in fondo, comprendere tutto ciò che si trova dietro una bottiglia di vino.
Perché ogni tappo inizia il suo viaggio molto prima di arrivare in cantina. Nasce qui, tra sugherete, persone e un paesaggio che merita di continuare a far parte del nostro futuro.
Il bosco conserva la memoria, ma ha anche la capacità di rinascere.